eretico ben cotto

by Fabio Massimo Franceschelli – cinema, teatro, politica, arte, società

VERONICA – abstract rassegna stampa (bella e meno bella)

Marco Togna su dramma.it
«Alla molteplicità di registri presenti nel testo Aubry risponde con rara maestria, sprigionandone ogni luce, dando voce e corpo, in un continuo gioco di modulazioni e compresenze, a tutte le emozioni contenute nelle parole: il vissuto e la delusione, la rabbia e la ribellione, l’abreazione e il sarcasmo. Un’interpretazione perfetta, quella di Cristina Aubry, anche in considerazione della complessità del testo. Non solo per la ricchezza architettonica, ma direttamente per la qualità della drammaturgia.»

Stefano Miceli su l’indro.it
«Veronica ha la voce e il volto di Cristina Aubry, bravissima attrice diplomata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, che sa dare al personaggio di Veronica una credibilità fatta di misura e classe al tempo stesso. Il ruolo che interpreta vive di un delicato equilibrio psicologico che Cristina Aubry sa trasmettere al pubblico con la naturalezza tipica delle attrici che conoscono le scene, seguendo con grandissima capacità le continue modulazioni interpretative e i cambi di stato d’animo del personaggio.»

Enrico Bernard su saltinaria.it
«un allestimento essenziale, preciso nei contrappunti luminosi che staccano le varie sequenze e “anime” della protagonista, la Veronica di fama nazionale che assurge però a simbolo di una certa condizione femminile senza tempo. […] la Aubry vola e noi insieme a lei alla sintesi dei significati e delle persone che incarna dietro la sua maschera graziosa ma durissima, gentile ma dotata di una compostezza al limite della fermezza morale, non solo contro il “maschio dominante” ma anche contro la mancata emancipazione, l’accettazione di un ruolo subordinato e succube che rende la donna incompiuta, irrealizzata e quindi dolorosamente tragica.»

Fanny Cerri su pensieridicartapesta.it
«un monologo fine e sfaccettato, interpretato con brio e passione dall’attrice Cristina Aubry […]La Veronica di Franceschelli è consapevole delle proprie contraddizioni, dei privilegi di cui gode grazie al matrimonio, della complessità delle ragioni per cui la vita può portare una donna a legarsi con un uomo controverso. E interessanti sono gli accenti di pietà umana per la meschinità della vita di entrambi, marito corrotto e moglie marginale, vittime di cosa?, o il guardare in faccia l’età senile o la morte, uguale per tutti e che tutti ci lascia delusi.»

Valentina Carrabino su teatro teatro.it
«È degna di nota anche la scelta di non scadere nello scandalistico e di non cedere al gossip. L’autore, che pure si ispira all’attualità, attraverso il personaggio di Veronica, analizza e richiama la condizione femminile nel complesso. I riferimenti a Nora di Ibsen e alla Medea di Euripide riportano l’attenzione a una figura che subisce la condizione di succube del marito e, in diversi modi, a questa si ribella. Nell’interpretazione di Cristina Aubry emerge la vasta gamma delle emozioni umane esplicitamente femminili. La scelta stilistica di una scenografia semplice, giocata sui contrasti tra bianco e nero, risalta ed evidenzia la suggestione delle sfumature. L’elemento pittorico a cui in forma neutra Veronica si accosta, lascia esplodere anche i colori, come dal caos del proprio dolore.»

Andrea Pocosgnich su teatroecritica.it
«Franceschelli ha intessuto un fine pamphlet che tramuta lo spunto iniziale e cronachistico in un ragionamento ben più ampio sulla nostra società perennemente fallocratica. […]una scrittura vivace che percorre le pagine veloce come una lama, tanto da farci affermare la sua compiutezza nella forma letteraria. Ma quando i caratteri balzano dalla carta al palcoscenico, qualcosa si perde in quell’inafferrabile macchina delle emozioni e del pensiero che è il teatro. Di certo non solo per causa di Cristina Aubry, fedele interprete (sarà proprio la fedeltà il problema?), incapace però di rapire l’attenzione dello spettatore e di sorprenderlo, o di una regia (a opera dello stesso autore) impigrita su un codice fin troppo riconoscibile…»

video promo di VERONICA su you tube

foto di Michele Tomaiuoli

foto di Claudio Di Loreto

 
 

 

Due fatti di cronaca ispirano il monologo.

Il primo: nel gennaio del 2007 Veronica Lario, moglie di Silvio Berlusconi, scrive una lettera al quotidiano La Repubblica in cui chiede pubblicamente le scuse del marito colpevole di alcune «affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti, dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: ” … se non fossi già sposato la sposerei subito”, “con te andrei ovunque”. Sono affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità». Due anni dopo, quando gli scandali sessuali stanno per travolgere il marito, con una nuova lettera, stavolta all’agenzia ANSA, la Lario annuncia l’intenzione di divorziare.

Il secondo: nel 2011 Dominique Strauss-Kahn, Direttore Generale del FMI, viene arrestato a New York con l’accusa di tentata violenza sessuale ai danni della cameriera di un hotel. Sua moglie, la giornalista Anne Sinclair, lo difende. In un’intervista dichiara: «non sono una santa, non sono una vittima, ma una donna libera».

Veronica è entrambe queste donne e quindi, di fatto, nessuna delle due.

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Non c'è niente da esprimere, niente con cui esprimere, nessuna capacità di esprimere, nessun desiderio di esprimere, insieme all'obbligo di esprimere [Samuel Beckett]

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