La Bomba Voyeur, romanzo saggio di Alfredo Zucchi

Questo libro mi crea problemi. È raro che un libro mi dia problemi. Questo c’è riuscito. Problemi di ordine classificatorio, tassonomico, di incasellamento. Serve incasellare le cose, senza incasellamento e tassonomia non si ragiona, Bacone e Cartesio docet.
Si presenta al pubblico come romanzo ma ha una prima parte dove la narrazione divide lo spazio con la speculazione, il ragionamento cioè, e si tratta di un ragionare che parte dalla narrazione, o trama, per andare verso complesse riflessioni intorno al contemporaneo. Nella seconda parte, poi, la speculazione prende decisamente il sopravvento e il libro assume la forma del saggio. Ma i problemi restano perché se di saggio si tratta non si può negare che sia un saggio che conserva la voglia di restare romanzo. È un’indecisione, questa, e quindi una mancanza, o una consapevole e coraggiosa scelta? Non lo so, quel che so è che come romanzo presenta una trama contratta e controllata, priva di variabili, a mo’ di caso sperimentale da laboratorio sopra cui provare l’affidabilità di una determinata tesi mentre, dal punto di vista del saggio, ha la discrasia che si crea tra un ritmo rapido e divulgativo (con episodiche e volontarie discese nella volgarità) e un lessico specialistico, colto, pesante, aggravato anche da metafore non immediate, che avrebbe bisogno di maggior lentezza (ovvero spazio; ovvero pagine) per poter essere digerito adeguatamente dal lettore. Non è facile seguire il ragionamento di Alfredo Zucchi, è depistante, complesso, multidisciplinare, ha un’asticeĺla interpretativa molto alta, eppure presenta guizzi musicali, cortocircuiti di senso, deviazioni inaspettate tali che abbandonarlo è impossibile. Zucchi ti sfida a vedere le sue carte, a scoprire se dietro c’è il bluff. Il bluff non c’è, magari non c’è nemmeno una scala reale ma le carte sono buone e soprattutto è buona la strategia che t’ha portato a vederle. Il romanzo-saggio parla del potere politico, ragiona sull’ontologia del potere politico attraverso il caso Italia e abbracciando il paradigma interpretativo più amato dagli italiani (forse perché è il più “vero”?), quello complottistico: una simil P2 – dentro cui si intravedono molto vagamente Andreotti, Cossiga, Berlusconi, Gelli -, tesse le fila delle più oscure e importanti vicende del Paese. Eppure questi personaggi appena accennati, maschere di un canovaccio secolare, sembrano schiavi privi di autonomia, esili fuscelli mossi dal grande imperioso vento che tutto fa girare, appunto il potere. E il potere è anche sesso, e questa trasmutazione continua tra sesso e potere e morte porta Zucchi (a mio parere) a ripercorrere le orme pasoliniane di Petrolio e Salò; la lingua è diversa ma il campo è lo stesso.
Ecco qui quel che ho capito e apprezzato di questo “strano” libro transgender. Quel tanto che non ho capito, colto, appreso, amato, lo tengo per me per prossime riflessioni.
Leggete La Bomba Voyeur: se cercate un libro che vi faccia dire “Finalmente qualcosa di nuovo” (a prescindere se poi quel nuovo vi soddisfi o meno), se cercate un libro che vi metta alla prova anche fino al nervosismo, questo è il libro giusto.

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