eretico ben cotto

by Fabio Massimo Franceschelli – cinema, teatro, politica, arte, società

Il respiro del postmoderno dentro la bara

Non mi convince tutto questo can can che da varie parti sentenzia la fine del c.d. postmoderno. Intanto perché non credo questa sia materia di filosofi o intellettuali di vario genere, semmai degli storici, che infatti non si pronunciano sapendo benissimo che non si dispone della giusta distanza (appunto) storica per individuare i confini temporali del movimento. Lyotard non ha “inventato” il postmoderno, che esisteva già di per sé ed era noto, semmai gli ha dato un nome convincente e immediatamente condiviso (non che questo, comunque, sia poca cosa). Questa corsa all’elogio funebre mi sembra nascondere più una volontà di liberarsi dalla tirannia dell’attuale paradigma (o anti-paradigma, visto che si parla di post-moderno), che una valutazione oggettiva della realtà.
Poi, direi, liberarsi dal postmoderno per tornare alle sicurezze dei vari realismi, oggettivismi, positivismi, è un po’ come staccare dalla propria casa l’allaccio elettrico per tornare alle lampade a gas. La storia non è bidirezionale.

Lo scrittore Edward Docx su La Repubblica del 3 settembre individua quelli che a suo parere sono i caratteri salienti del paradigma: la convivenza sullo stesso piano di tutte le interpretazioni, sino al concetto dello svanire dei fatti sostituiti dalle interpretazioni stesse; la predeterminazione (o predestinazione?) storico-socioculturale dell’individuo; il gioco e l’ironia dissacrante; la mescolanza multidisciplinare. Aggiungerei il diffondersi, a vari livelli, di una sensibilità interpretativa debitrice del relativismo; in filosofia, il “pensiero debole” e l’idea che tutto sia “testo”; nelle arti,  l’abbattimento dei confini disciplinari e stilistici; nella scienza, una maggiore “umiltà” e l’idea che la scienza stessa sia non evolutiva o progressiva ma una continua falsificazione di modelli interpretativi passati. Possiamo far finta che tutto questo non sia accaduto? Possiamo alzare le spalle e tornare ai rassicuranti dogmi positivi? E ciò proprio di fronte alle sfide che il multiculturalismo ci lancia ogni giorno?

Io direi di no, direi che il caos postmoderno è una bella ed inevitabile conquista dell’Occidente che dobbiamo difendere e far crescere. Tra l’altro, il senso di confusione, la mancanza di un solido appiglio, tutti effetti di cui si accusa il postmoderno, non li ho mai avvertiti: sto tanto bene nel vortice delle interpretazioni.

Annunci

Un commento su “Il respiro del postmoderno dentro la bara

  1. tiamanu
    settembre 7, 2011

    No, il postmoderno non si può superare, però, come dice Muzzioli, si può andare a fondo della modernità, che è uno scendere in basso per andare avanti. Tornare indietro non è possibile. Convengo su tutto, tranne sul fatto che il postmoderno non sia materia di filosofi, a loro non spetta nominare e catalogare gli effetti, ma ragionare su questi effetti gli spetta eccome.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il settembre 5, 2011 da in riflessioni, società con tag , , .

Blog Stats

  • 11,656 hits

contatti

MEMENTO

Non c'è niente da esprimere, niente con cui esprimere, nessuna capacità di esprimere, nessun desiderio di esprimere, insieme all'obbligo di esprimere [Samuel Beckett]

Categorie

Enter your email address to follow this blog and receive notifications of new posts by email.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: