eretico ben cotto

by Fabio Massimo Franceschelli – cinema, teatro, politica, arte, società

La strana storia di Mark Kaplan (racconti del venerdì #2)

Alle 16.45 del 15 luglio 2004 il ciccione Jerry guarda soddisfatto il bambino biondo che gli sta davanti. Il ciccione Jerry ha occhi piccoli e una faccia tonda e gonfia, perennemente sporca di cioccolata. Il bambino biondo è solo biondo e non ha un nome… strano ma vero: non si chiama in alcun modo. Il bambino biondo ha nella mano destra due piccoli dadi che fa girare e rigirare velocemente nel palmo; tra poco li lancerà.
Contemporaneamente, alle 23.45 del 16 febbraio 1965 l’ex sottotenente di vascello Mark Kaplan attende che il croupier faccia rollare il tamburo della 6 colpi. Intorno a lui le grida degli scommettitori sfrecciano tra il fumo della sala. Mark non sente né grida né fumo: i suoi occhi sono solo per il tamburo che ora sta girando. Sono 10 turni che il grilletto va a vuoto e Mark sa per esperienza che il prossimo turno sarà il decisivo. 1000 i soldoni che lo aspettano, oppure una discarica abitata da topi e cani randagi.
A Seattle il sole fa brillare i due game boy oggetto della contesa. A Saigon c’è la solita notte umida. A Seattle il ciccione Jerry è tranquillo: il primo dado si è fermato sul 6, il secondo sul 5. Forte del suo 11 sa che il game boy del bambino biondo non gli sfuggirà (eppure quel bambino non gli piace, non ha un nome, come è possibile?) A Saigon Mark non ha attenzione per il suo avversario: per lui non deve esistere, non può permettersi alcuna umanità. A Seattle il ciccione Jerry ride mentre i dadi iniziano a saltare sul palmo del suo avversario. A Saigon il tamburo si è fermato ma le urla del pubblico no. Ora il ciccione Jerry vede il bambino biondo alzarsi deciso sulle ginocchia e lanciare in aria quei due piccoli benedetti schifosi dadi. Intanto a Saigon Mark afferra perentorio la 6 colpi dalle mani del croupier. Se la sbatte sulla tempia destra, prende fiato ed inizia ad urlare. È un urlo lungo, dilatato, progressivo. È una “A” che aumenta di intensità e di spessore e si moltiplica e si fonde con tutte le “A” di tutti gli scommettitori che aspettano solo il grilletto scattare.
A Seattle i 2 dadi toccano terra e rimbalzano e toccano di nuovo terra e di nuovo rimbalzano e toccano ancora terra e infine si fermano. Il sole illumina 2, e solo 2, facce.  A Saigon il grilletto è scattato. 4 tipi di particelle fisiche muovono velocemente su di Mark; nell’ordine: verso gli occhi i fotoni della fiammata portano luce e calore; verso la tempia i duri legami atomici che formano la pallottola; verso le orecchie le onde sonore generate dallo sparo; verso il naso le molecole della polvere da sparo bruciata. La luce è la prima, la pallottola è la seconda, suono e odore giungono fuori tempo massimo, troppo tardi per essere percepiti. Il ciccione Jerry non crede ai suoi occhi: sono due 6 quelli che il sole illumina. Anche Mark è stupefatto: quella luce accecante della fiammata ora si è affievolita e mostra sorridenti i 2 dadi, i due numeri 6, e la loro somma che fa 12. Intuisce ma non capisce. È felice e spaventato. Con la destra si tocca la tempia leggermente indolenzita ma intatta, con la sinistra afferra i 2 game boy. Il bambino si chiama Mark Kaplan e ora lo sanno tutti. Il ciccione Jerry ha l’impressione che a Mark fumi la tempia. Mark guarda il sole e sa che Dio gli ha dato una seconda possibilità, a patto che in tutto questo caos di spazio e tempo trovi almeno una buona morale. Mark pensa velocemente: 1 pallottola, 2 dadi, 12 punti. La prima morale è che la moltitudine è meglio dell’unità. La seconda morale è che giocare coi numeri è bello, con le pallottole no.

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Un commento su “La strana storia di Mark Kaplan (racconti del venerdì #2)

  1. tiamanu
    settembre 9, 2011

    🙂

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Questa voce è stata pubblicata il settembre 9, 2011 da in letteratura, racconti con tag , .

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