eretico ben cotto

by Fabio Massimo Franceschelli – cinema, teatro, politica, arte, società

Sono affari suoi?

Se le stesse cose fossero accadute in America, o in Germania, o in Inghilterra, o in Francia, Spagna, Olanda etc, insomma in uno qualunque di quei paesi che da sempre guardiamo come esempi di rettitudine civile e di sana democrazia, nessun cittadino si sognerebbe di porsi una domanda del genere. Da noi, dove evidentemente siamo ancora all’A B C dello Stato di Diritto, tale domanda invece si pone anzi, nemmeno le si dà la forma dubitativa, diviene un’affermazione: “sono affari suoi!”. No, non sono solo affari suoi, purtroppo sono anche nostri. Vediamo perché.

Una delle forme in cui l’affermazione si declina è quella che dice “ognuno a casa propria fa quello che vuole”. A volte c’è la variante “ognuno in camera da letto fa quello che vuole”. NO! Non è vero. Ognuno nella propria casa o nella propria camera da letto fa quel che vuole nei limiti previsti dalla legge. L’induzione alla prostituzione non si può fare nemmeno in casa propria, sesso con una minorenne non si può fare nemmeno in casa propria, concussione e corruzione sono reati anche se fatti nella propria camera da letto. PUNTO.

La seconda forma, quella meno generica e più subdola, invoca la distinzione tra Pubblico e Privato. Ergo, il privato di Berlusconi non ci dovrebbe interessare. Giusto, giustissimo, è una distinzione sacrosanta che invoco anche io. Peccato che se c’è una persona che ha ignorato questa fondamentale distinzione quella è proprio Berlusconi. E’ stato lui a portare il (suo) privato nel (nostro) pubblico. Parlo ovviamente del conflitto d’interessi, un argomento talmente gigantesco su cui non c’è più nulla da aggiungere. Solo due categorie di persone minimizzano ancora il conflitto d’interessi berlusconiano, quelle a cui quel conflitto conviene e quelle che proprio – poveracce – non ci arrivano a capirlo.

Ed è stato sempre lui a portare il (nostro) pubblico nel (suo) privato. In questo caso parlo proprio delle sue feste hard, ampiamente documentate. Perché? Perché Silvio Berlusconi è il nostro Presidente del Consiglio, l’uomo pubblico più importante del Paese, colui che ci rappresenta all’estero. L’attività “privata” di Berlusconi si sta configurando di una dimensione tale da mettere a repentaglio seriamente il Pubblico, il nostro Pubblico. Quando parlo di dimensione intendo riferirmi ad elementi puramente quantitativi, l’eccezionale frequenza di tale attività, le ore impiegate per organizzare tale attività ed infine per fruirne nel famoso ruolo dell’utilizzatore finale. Emergono dagli atti  ore ed ore di telefonate (l’organizzazione) e decine di nottate (la fruizione). Tutto questo negli stessi mesi in cui l’Italia vive la più drammatica crisi finanziaria dal dopoguerra. E’ quindi legittimo pensare che il governo del Paese non sia ai primi posti nei pensieri del Premier (pur concedendo a quest’uomo una resistenza fisica incredibile… ma non dorme mai? O dorme di giorno, quando dovrebbe governare?). E’ anche legittimo ipotizzare che il nostro sia un Premier a mezzo servizio. E’ talmente legittimo che questa del “Premier a mezzo servizio” è una definizione che lui stesso dà di sé mentre telefona (intercettato) ad una delle sua ragazze. E che dire, poi, dell’immagine dell’Italia all’estero? E’ o non è affar nostro, di tutti noi italiani, se il mondo intero ride al nome del nostro Paese? Se i capi di Stato esteri lo evitano come fosse peste (ed evitando lui evitano di fatto noi)? Se l’Italia, grazie a quest’uomo e ai suoi diciassette anni di “discesa in campo”, è ormai vista come un folkloristico paesucolo buono al più per andarci al mare? Allora… sono solo affari suoi?

Ma tutto questo non è nulla se si pone l’attenzione a qualcosa di ben più grave, qualcosa che offende proprio la sacrosanta distinzione tra Pubblico e Privato. Il nostro Pubblico viene utilizzato come merce di scambio per favorire il suo Privato. I vari mezzani che a Roma, Bari, Napoli, Milano, si sono dati da fare per soddisfare le sue brame sessuali, perché lo facevano? In cambio di che cosa? E le ragazze, queste carovane di ragazze di venti, venticinque, trent’anni, tutte a far la fila dietro la porta della sua camera da letto, tutte pronte a spalancar le gambe, perché lo facevano? Quest’ultime lo facevano per qualche migliaio d’euro, o per un posticino in quel reality o in quella fiction. Qualcuna ha puntato più in alto, consigli regionali, parlamento europeo, parlamento italiano, forse addirittura ruoli nell’Esecutivo. I primi, i “pusher”, lo facevano per entrare nel grande giro della cosa pubblica, nel giro degli appalti, nell’arraffa arraffa dei soldi pubblici. Non sono queste opinabili ipotesi, sta tutto scritto chiaramente in quelle intercettazioni, basta leggerle. Quindi, soprattutto ora che l’Italia rischia al pari della Grecia la bancarotta, possiamo ancora dire che sono solo affari suoi?

In questa breve disamina ho cercato di evitare qualunque intento moralistico e “bacchettone”, spero di esserci riuscito. Ma un pensiero a chi, invece, di moralismo ci campa da duemila anni, mi sembra doveroso. Da che parte sta la Chiesa? In tutto questo immenso bordello, la mancanza di pubblica indignazione, di una chiara presa di posizione, da parte della Chiesa Cattolica, mi appare indecente. Ma questa è un’altra storia che meriterà, un giorno, una riflessione a parte.

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Un commento su “Sono affari suoi?

  1. dicksick
    settembre 19, 2011

    Alla luce di quanto sta accadendo nel nostro paese, no, non sono affari suoi, non sono affari loro.
    La Chiesa lasciamola dov’è, che ci sarebbe da aprire un capitolo a parte!!!

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Questa voce è stata pubblicata il settembre 18, 2011 da in politica, riflessioni, società con tag , , .

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