eretico ben cotto

by Fabio Massimo Franceschelli – cinema, teatro, politica, arte, società

I black bloc e i limiti del movimento

L’intervista ad uno degli incappucciati di sabato scorso, pubblicata da Repubblica , mi sembra mettere la parola fine a quella sorta di leggenda metropolitana dietro cui i movimenti no-global prima e indignados ora si rifugiano, leggenda che vuole i c.d. “black bloc” niente altro che poliziotti travestiti da manifestanti con la consegna di provocare disordini, sputtanando così l’azione e gli obiettivi del movimento. Continuando su questa interpretazione, la battaglia romana di sabato altro non sarebbe stata che un finto scontro tra polizia scoperta e polizia mascherata. Per onestà aggiungo che tale tesi è raramente formulata in termini tanto radicali: generalmente si preferisce evidenziare la presenza tra i manifestanti violenti di poliziotti infiltrati che usano le frange più estreme del corteo spingendole alla battaglia. Già questa mi pare più plausibile, o almeno certe immagini e certe testimonianze di Genova 2001 hanno dimostrato una buona attendibilità di tale ipotesi. Ma anche in questo caso non viene minimamente scalfita quella che per me è una verità scomoda e difficile da accettare, ma che va affrontata: primo, i black bloc sono un problema del movimento; secondo, è evidente una continuità tra il movimento e le sue espressioni più violente.

Mi soffermo sul concetto di “continuità” che è il centro della mia affermazione ma è anche il più difficile da sezionare e chiarire. Da più parti si legge dell’assenza tra i cappucci neri di una qualunque forma di linguaggio politico, una analisi, una strategia, come se la loro fosse una violenza cieca, immotivata, volgarmente criminale, fine a se stessa o alla soddisfazione di un ego malato. Non è così, 1000 persone che tirano sanpietrini è un atto politico, magari stupido, sicuramente non condivisibile, ma politico. Credo che i protagonisti dei fatti di sabato siano persone mosse da una forte rabbia contro l’attuale sistema socioeconomico mondiale e (peculiarità italiana) contro l’attuale governo. Credo quindi che siano figli di una radicale critica al “sistema” tanto quanto lo sono tutte le anime non violente e pacifiste del movimento. Detta così, sembrerebbe stia dando ragione ai titoli a tutta pagina di Libero o del Giornale che definiscono i black bloc “cocchi della sinistra”. In realtà non c’è da parte mia alcun intento accusatorio né alcun cedere alle becere semplificazioni di Belpietro & c. Cerco solo di venire a capo di un problema evidente e innegabile, tant’è che sono passati esattamente dieci anni da Genova 2001 e le cose si ripetono per filo e per segno… e i poliziotti infiltrati non centrano proprio nulla. Il punto è che tante delle analisi politiche, sociali, economiche che appartengono all’intelligenza del movimento sembrano non dare scampo: il sistema è malato nelle fondamenta e, paradossalmente, sfasciarlo sembra un’opzione più logica e conseguente che limitarsi ad una sterile protesta. La vaghezza delle parole d’ordine e degli obiettivi del corteo di sabato mi conferma questa idea, ovvero che siamo tutti ben informati di quanto sia grave e perversa la nostra economia e la nostra società ma che da tali presupposti non si riesca a produrre una chiara proposta politica, e di fronte alla mancanza di un progetto politico la violenza “sfascista” ha il suo appeal, ha facile vita.

Per quanto mi riguarda la violenza non è un’opzione, l’unica opzione è la politica e fin quando si continuerà ad insistere con queste manifestazioni monumentali che mettono insieme gli scout ai marxisti leninisti, che non hanno alcun collante se non un vago scontento, che non canalizzano chiare e praticabili proposte al di là della romantica retorica vendoliana, che non riescono a confrontarsi con il principale luogo deputato al confronto politico, il parlamento, si continuerà a prestare il fianco ai lanci di sanpietrini e a chi non vede l’ora di bollare ogni critica al sistema come estremista e violenta.
Non sto riproponendo l’antico ammonimento di Marx, l’estremismo come malattia infantile del comunismo, semmai ventilando l’ipotesi che il “nostro” estremismo se non strutturato politicamente possa virare verso una nuova forma di ribellione che ha fatto la sua comparsa a Londra lo scorso agosto, ribellione questa davvero inutile e improduttiva, se non di un male ancor peggiore di quello che l’ha generata.

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2 commenti su “I black bloc e i limiti del movimento

  1. Chiara Fallavollita
    ottobre 18, 2011

    grazie fabio, davvero…

  2. mondocineroma
    ottobre 17, 2011

    L’articolo è impeccabile, sotto ogni punto di vista! Ma attenzione alla sezione “commenti”. Può essere quello il “cavallo di troia” del tuo blog. Evita, a seguito di provocazioni, di trascendere nel turpiloquio, nella volgarità, nell’iconoclastia e soprattutto nell’invettiva “violenta”. La violenza difatti ti pone automaticamente dalla parte del torto, ed annulla qualunque merito tu possa avere. Come del resto è successo agli “Indignatos” che manifestavano a Roma il 15 Ottobre. La falange violenta di “Infiltrados” ne ha vanificato il messaggio. Tutto studiato ad-hoc per boicottarli? Leggilo su:
    http://mondocineroma.wordpress.com/2011/10/16/perdono-gli-%E2%80%9Cindignatos%E2%80%9D-vincono-gli-%E2%80%9Cinfiltratos%E2%80%9D-pilotati-da-qualcuno/

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Questa voce è stata pubblicata il ottobre 17, 2011 da in politica, riflessioni, società con tag , , , .

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