raccontino circolare (racconti del venerdì #1)

…quando capì che la fine era prossima fece un rapido calcolo di quanto le potesse mancare. Certo, non avrebbe potuto essere un calcolo estremamente preciso, nelle sue condizioni poi… tuttavia conservò la necessaria lucidità per giungere ad un risultato soddisfacente. Anni di esperienza come infermiera di pronto soccorso la potevano aiutare, altrettanto la visione diretta del proprio stato. Inserì anche una variabile di nessun valore scientifico, ma che a suo avviso era comunque affidabile e non poteva essere trascurata. Si trattava di un fattore di “attaccamento alla vita” che nel suo caso stimava molto elevato e che avrebbe, in misura delle sue condizioni attuali, ritardato l’avvento del buio. Il risultato che produsse con una buona sicurezza fu di tre minuti. Cosa poteva fare in tre minuti? Come impiegare quel tempo che il suo Dio le donava? Come valorizzarlo? Allungò la mano verso il quadernino a copertina verde sui cui era solita prendere appunti ed iniziò a scrivere l’incipit del suo ultimo racconto. Scrisse così:
«Lui la stava guardando come fosse un’altra donna, non la stessa donna con cui aveva dormito insieme gli ultimi anni, non quella donna che aveva amato, ne aveva baciato le lacrime e i sorrisi, no, lui stava guardando una sconosciuta, una sconosciuta che lo umiliava, che gli distruggeva la vita, che lo sprofondava nel grigiore della tristezza. Merita di morire una qualunque sconosciuta che ti attacca, che offende la tua dignità, i cui gesti ti bruciano addosso più di uno schiaffo in faccia? Merita di morire chi per puro egoismo personale ti schiaccia come fossi un mozzicone ormai finito? La sua ultima frase: “Basta! Vattene! Faccio quel che mi pare e non ti devo spiegazioni!”. Una lama all’improvviso sulla mano di lui. Lei lì per lì non capì ma poi, quando se la vide piantata nella pancia la riconobbe, era la lama di quel taglierino stanley che lui aveva utilizzato pochi giorni prima per aprire la scatola del computer nuovo che le aveva regalato per il compleanno. Poi lui si girò leggero e uscì. Lei si sentì mancare quando vide il proprio sangue a terra e si accasciò all’indietro finendo seduta, con sorprendente precisione, sulla poltrona della propria scrivania. Restò immobile, inebetita a guardare il proprio sangue scorrerle tra le gambe e quando capì che la fine era prossima fece un rapido calcolo di quanto le potesse mancare. Certo, non avrebbe potuto…

L’ESIBIZIONISTA MISANTROPO

Tutto va contestualizzato, anche la mia misantropia, i cui contorni mi appaiono evidenti se pur coperti dalle soffici lenzuola di un blog.
Aprire un blog non è certo un’azione da misantropo, aprirlo nel momento di massimo splendore dei social network sì. Appunto, la contestualizzazione in questo caso deve riferirsi all’ambito della rete, luogo che per definizione tutto connette, tutto relaziona e tutto porta allo scoperto.
Scoperto = esibizione
La misantropia va perciò contestualizzata all’interno di uno stato che le è completamente estraneo, quello esibizionistico.
La cosa più fastidiosa nel post appiccicato in bacheca su FB sta nel fatto che lo leggeranno i tuoi amici, e forse anche gli amici degli amici. Potenzialmente 2, 3, o anche 4cento persone poseranno gli occhi sul tuo scritto, il tuo stato, la tua riflessione, e lo masticheranno, magari digerendolo, magari risputandolo. Forse commenteranno, forse no, comunque dedicheranno almeno due o tre secondi a leggerti, sistemarti, giudicarti. D’altronde, credo, il senso del social network è proprio questo, mettersi in piazza e urlare il proprio pensiero.
Questo piccolo blog neonato, sepolto tra altre migliaia di simili, forse nemmeno tanto simili perché più vecchi, più interessanti, più di grido, mi fa sentire nell’intimità di casa mia, coperto, non scoperto. Lontano da intrusioni, sguardi, commenti, “mi piace”, smile del cazzo :)))
Insomma: sono solo, scrivo per me, non mi leggete, non mi commentate!
Ma sempre in rete siamo, per quanto piccolo e sconosciuto il blog resta potenzialmente visibile a tutto il mondo. Ed ecco che torna la relativizzazione e la contestualizzazione. Il misantropo che va in rete abita quel sottile, quasi impalpabile confine che c’è tra il non voler apparire, o nascondersi, e l’esserci, e quindi il mostrarsi.
Esistono le cose alle mie spalle? Esiste ciò che non vedo, non sento, non percepisco? Esisto io se nessuno mi osserva?
Non mi state a guardare, però, per sicurezza, ogni tanto datemi un’occhiata.
Quindi, se nel social network la modalità pricipale è l’esibizionismo sfacciato, in qualche modo grossolano, nel blog si è sempre nell’ambito esibizionista (che orrore la pagina about me), ma è più riservato, forse più perverso, molto simile a chi gira nudo per casa con la finestra leggermente aperta, non spalancata ma lasciata con quello spiraglio che non esclude l’eccitante possibilità che la giovane e bella vicina, o anche la vecchia e bigotta vicina, ti intravedano a tratti, come un fantasma, il fantasma delle loro ossessioni.

Blog d’Agosto

Agosto, l’unico mese la cui morte lacera il cuore. Mi difendo aprendo un blog dalle prospettive vaghe.

Un mese muore, un blog nasce. Per ora gattona incerto sotto il mio unico sguardo. La grafica è accennata, la personalità celata. Crescerà ed assumerà la posizione eretta, la più fragile nel mondo animale, ma anche la più presuntuosa.

Arrivederci, piacere, complimenti e tanti auguri (singolare frase di commiato colta l’altro ieri, nel vento degli Appennini marchigiani).